Troppo ricca la proroga della concessione Autostrade.

di Giorgio Ragazzi

Il Ministero delle Infrastrutture ha pronta un’altra proroga, quella della concessione della società Autostrade per l’Italia (ASPI), assai più rilevante delle precedenti. L’occasione è il cosiddetto “Passante” di Genova, un progetto da 4,3 miliardi che l’ASPI si impegna a costruire (entro il 2028) e a finanziare assieme ad altri investimenti per un totale di 7,8 miliardi entro la fine dell’attuale concessione (2038). In cambio il Governo concede una proroga di 4 anni, un indennizzo di subentro ed una revisione della regola tariffaria per cui i pedaggi aumenteranno con l’inflazione al 100% (contro solo il 70% di oggi) più lo 0,5% l’anno.
L’indennizzo di subentro, istituito in origine per compensare un concessionario uscente per gli investimenti non ancora ammortizzati, in questo caso viene invece prefissato in 5,6 miliardi, indipendentemente dalla spesa e dai ritardi, sempre lunghissimi in questo settore, con i quali verranno effettuati. Il Ministero stesso prevede poi che nel 2038 ASPI avrà un margine operativo lordo (MOL) di 4,4 miliardi l’anno, cioè 17,6 miliardi sui 4 anni di proroga cui si aggiunge l’indennizzo di subentro per un totale di maggiori entrate di 23,6 miliardi: tre volte l’importo degli investimenti previsti!
Per confrontare entrate e uscite in anni diversi occorre “attualizzarle” ma a quale tasso? Il Ministero dichiara di aver applicato l’8% (anzi, per la precisione il 7,96%!) che appare un tasso stratosferico considerando che oggi si possono avere mutui trentennali a tasso fisso inferiore al 2%. Accademici di regime ribatteranno subito che occorre considerare il WACC, cioè in sostanza il fatto che gli investimenti dovrebbero essere finanziati in buona parte non con debito ma con capitale proprio che deve essere remunerato molto di più per i rischi cui è esposto. Costoro fingono di non sapere che di rischi nel settore non ce ne sono, da 60 anni la società non ha mai chiuso un bilancio in perdita né ha mai fatto un aumento di capitale, né prevede di averne bisogno per questi nuovi investimenti. Tutto è sempre stato finanziato a debito e così continuerà. Pertanto, se l’ASPI riuscirà nel tempo ad autofinanziarsi o finanziarsi ad un tasso attorno al 2%, come appare del tutto possibile, questa proroga le consentirà grandi profitti derivanti appunto dall’investire all’8% fondi che costano il 2.
Per avere un’idea delle differenze, il valore attuale dei 23,6 miliardi di maggiori entrate concesse all’ASPI tra il 2038 ed il 2042 è di 4,3 miliardi se si applica il tasso del Ministero (7,96%) ma di ben 15 miliardi se si scontano al 2%. Quindi, se ASPI riesce a finanziarsi al 2% avrà da questa operazione un beneficio economico stimabile, già oggi, ad almeno 7-8 miliardi: molto di più di quanto incassò l’IRI per la privatizzazione della società. Perché tanta generosità da parte del Ministero?
Non stupisce che la società abbia spinto da tempo per costruire il famoso “Passante” magnificandone l’utilità: per lei è un lucroso investimento (chi non vorrebbe oggi investire al’8% senza rischi?) che le consente poi non solo di avere una proroga ma anche di proiettare in perpetuo la concessione data la difficoltà di pagare l’indennizzo di subentro da parte di altri concessionari o dello Stato che volesse riprendersi la concessione a scadenza.
Non sappiamo invece se il “Passante” sia tanto utile da giustificare l’enorme costo concordato. Non risulta che siano state affidate a terzi valutatori stime dei costi/ benefici dell’opera né che siano state rese note dal Ministero (le avranno fatte all’interno?). Per loro pare sufficiente la compatibilità finanziaria: oggi si fanno felici la concessionaria, le imprese di costruzione e i prospettici utenti, a pagare il conto dal 2038 in poi ci penseranno invece le ignare generazioni future. E’ come se il Governo emettesse un debito pubblico occulto che verrà ripagato con i proventi dei pedaggi riscossi per 4 anni sui 3 mila km di rete della società. La perversità delle proroghe (e degli indennizzi promessi a subentro) è proprio questa: nessuno ne percepisce oggi il costo e quindi politici ed imprenditori possono banchettare gratis.
Appare tuttavia quanto meno sconcertante che un Governo ad un passo da fine legislatura ritenga di poter elargire ad un concessionario una così imponente mole di ricavi, sia pure futuri, senza un parere del Parlamento o della Corte dei Conti.

Newsletter – Anno XVIII – n. 354 del 9 gennaio 2018

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