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La guerra di Troia non si farà. Quella per Kiev invece sì (nel 2030 salvo contrattempi)

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Anno XXV- n. 583- 01 agosto 2025

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Liberae Sunt Nostrae Cogitationes

di Tom Corradini*

La Guerre de Troie n’aura pas lieu (La Guerra di Troia non si farà) è una celebre opera teatrale francese scritta da Jean Giraudoux nel 1935.

L’opera è ambientata a Troia poco prima che la leggendaria Guerra stia per iniziare. Il personaggio centrale è Ettore, il principe troiano ed eroe di guerra, che cerca disperatamente di prevenire la guerra nonostante le crescenti tensioni causate dal rapimento di Elena da parte di suo fratello Paride.

Ettore crede che la guerra sia evitabile e lotta contro le forze che sembrano determinate a farla scoppiare, organizzando un ultimo incontro diplomatico con Ulisse, re di Itaca e rappresentante della delegazione greca.

Giraudoux, che all’epoca era un diplomatico francese di professione, scrisse quest’opera come un manifesto anti-bellico. L’obiettivo era quello di avvertire l’opinione pubblica su come l’Europa stesse scivolando verso una nuova guerra continentale mentre gli strumenti razionali della diplomazia venivano messi da parte e sostituiti dal tamburo della propaganda.

Il messaggio centrale di Giraudoux è che “la guerra si genera da sé” nonostante coloro che lottano per impedirla, a causa del bellicismo di una piccola minoranza e della passività di una maggioranza silenziosa.

Sebbene Ettore voglia risolvere il contenzioso tra Greci e Troiani, usando la logica e la razionalità, si rende presto conto che il rapimento di Elena è solo un pretesto per scatenare una guerra fortemente voluta da una ristretta élite. Sgombrato il campo dalla logica, tocca al poeta troiano Democo manipolare le masse utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione, dalla musica al linguaggio, per descrivere gli avversari. In questo modo i troiani saranno supinamente disposti ad accettare il percorso tracciato dalle loro élite.

Rileggere il testo di Giraudoux consente di comprendere come e perché le MOLLE élite dell’Unione Europea vogliono scatenare una guerra con la Federazione Russa. Come nel caso del ratto di Elena, l’Ucraina è solo una scusa. L’obiettivo finale non è infatti la sconfitta della Russia (di per sé impossibile essendo una potenza nucleare) ma la guerra per la guerra.

Questo, perché appare evidente a tutto il mondo non-Occidentale (il 90% dell’umanità), che l’intero Occidente è stato sconfitto sul campo dalla Federazione Russa con conseguenze catastrofiche per l’attuale assetto economico-finanziario nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Quella che era una guerra evitabile, utilizzando la logica della diplomazia, è ora diventata una guerra esistenziale per le élite dell’Ue, che ha fallito proprio nell’obiettivo per cui era nata: la pace in Europa.

Occorre quindi manipolare le masse per instradarle in una logica di guerra, di modo che accettino l’inevitabile, ovvero una tragica deindustrializzazione e declino economico dell’intero continente.

Il percorso appare già segnato: l’Unione Europea o vive nella guerra o muore! La morte di un corpo deforme che non è né Stato né Nazione e che vuole governare le nostre vite dalla culla alla morte. Il suo scopo? La sua sopravvivenza. La logica? Quella di un ente parassita totalitario.

In quest’ottica, Il futuro che ci aspetta?  Ameno per i prossimi 25 anni, sarà un futuro di guerra permanente. Una guerra destinata a durare ben oltre la completa trasformazione dell’Ucraina in uno stato fallito.

Le élite europee vogliono creare una nuova guerra fredda tale da far accettare il declino del continente creando il diversivo perfetto.

Perché come spiega Ulisse a Ettore prima dello scoppio delle ostilità: “Il privilegio dell’élite è poter vedere le catastrofi avvicinarsi dalle loro stupende terrazze”.

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