Il concilio di Nicea, la dieta di Worms e il G20 di Roma

Società Libera online

Anno XXI – n. 456 – 2 novembre 2021

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IL CONCILIO DI NICEA, LA DIETA DI WORMS E IL G20 DI ROMA

di Vincenzo Olita*

Storici incontri tra potenti, ma che cosa hanno in comune?
Solo l’essere adunanze, la prima, nel 325 durata 4 mesi, fu l’inizio delle pietre miliari nella storia del Cristianesimo, a Nicea, tra l’altro, fu formulato il Credo che, in linea di massima, continuiamo a recitare. La seconda, nel 1521 durata 4 mesi, in cui il monaco agostiniano Martin Lutero avviò la Riforma protestante.
E Roma 2021? Durata effettiva 10 ore in cui fornire risposte alle criticità del pianeta. Senza voler sminuire analisi e riflessioni dei leader segnaliamo che a monte di un vertice internazionale vi è un lavorio diplomatico degli sherpa che affinano e intrecciano le varie posizioni anche per predisporre le risoluzioni conclusive.
Allora come spiegare tanta enfasi che, in particolare nel caso dell’informazione, sfiora una sorta d’isterismo professionale. 5300 agenti per la sicurezza sostiene il Tg1, no circa 8000 abbondano altre emittenti, tralasciando la molteplicità dei dati riteniamo che trattasi di uno sforzo organizzativo e finanziario al di là di ogni immaginazione popolare. Naturalmente, vi è anche il rovescio della medaglia, soddisfazione per il top degli alberghi e della ristorazione romana, per le ore di straordinario degli apparati di sicurezza e così via. A seguito dei venti Paesi membri effettivi del G20 anche cinquemila ospiti che, insieme agli attori principali, partecipano al kolossal cinematografico in cui si è trasformato l’incontro.
Ridicola un’ora e cinquanta di fotografie, ad uso delle reti televisive, per l’accoglienza dei partecipanti alla prima sessione. Tra i Paesi ospiti anche Singapore Spagna, Paesi Bassi, Portogallo Norvegia e Svizzera, organizzazioni internazionali dall’ONU al FMI, dalla FAO all’OIE – Organizzazione mondiale per la salute animale.
Allo spettacolo non poteva mancare visibilità per l’opposizione istituzionale e di rito, la manifestazione ambientalista degli scioperanti del venerdì, tanto funzionali a governi e informazione in quanto completamento di un retorico equilibrio.
Come in ogni operazione di marketing vi è stato l’utilizzo di tre parole chiave: Persone, Pianeta, Prosperità, naturalmente declinate con tutto l’armamentario possibile del politicamente corretto. A queste si è aggiunta Multilateralismo, magica parola scoperta dal Presidente del Consiglio, di fatto, in uso da sempre nel linguaggio e nella pratica dei rapporti internazionali.
Da alcuni anni gli Engagement Groups in nove settori fungono da consulenti indipendenti stilando un documento annuale coordinato da persone o gruppi vicini alla presidenza di turno. In questa edizione il Business 20, presieduto dalla Confindustriale Emma Marcegaglia, avrà avuto modo, certamente, di soffermarsi sui conflitti d’interessi nelle acquisizioni d’impresa come capitato all’Ilva di Taranto.
Anche la moltiplicazione di questi gruppi ha favorito la parcellizzazione degli interessi del G20, in controtendenza con lo spazio dedicato sempre più allo spettacolo e alla ridotta incisività delle risoluzioni finali.
Roma della grande bellezza, ne siamo stati asfissiati dalla comunicazione, è stata anche la Roma delle grandi assenze, dei grandi silenzi, degli equivoci e delle cose non dette.
Assenti Xi Jinping e Putin è stato un vertice dimezzato, in termini di peso, dove nel bel mezzo della prima sessione, con la risposta di un assordante silenzio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha avvertito gli Usa e i suoi alleati di non interferire negli affari di Taiwan, altrimenti pagheranno sicuramente un prezzo – a proposito di multilateralismo.
Fuori dagli equivoci, il G20 dovrebbe essere consapevole  che senza una sostanziale disponibilità di Australia, Cina, India, Russia e Arabia Saudita non vi sarà accelerazione nel contrasto al cambiamento climatico, considerato che l’Ue è responsabile solo dell’8% delle emissioni globali.
L’Afghanistan, vero convitato di pietra dopo il deludente G20 straordinario, non ha avuto nessuna cittadinanza, segnale di un infruttuoso balbettio dell’Occidente.
Non è emersa la vera ragione dell’evidente afflato tra Bergoglio e Biden. La comprensione e la simpatia per il presidente cattolico pro aborto ha camuffato il violento attacco vaticano all’episcopato statunitense proprio sul problema della comunione agli abortisti.
Crediamo che siano stati più significativi e produttivi i bilaterali, come vengono definiti con un linguaggio rococò gli incontri a due, penso al Biden-Macron e ai numerosi dell’indiano Modi, rispetto ai pedanti lavori assembleari.
Sulla pandemia l’impegno è stato quello di vaccinare il 70% della popolazione mondiale entro il primo semestre del 2022, e sulla minimum tax al 15% per le multinazionali dal 2023.
Auguriamocelo.
All’inverso, la neutralità carbonica slitta a un generico verso metà del secolo e il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi, già negoziato a Parigi nel 2015.
Domani si ripartirà da Glasgow con la COP26 delle Nazioni Unite, saranno dodici giorni, già definiti, avventatamente, una svolta storica e il congresso più importante del secolo, in cui assisteremo alle stanche e puerili contestazioni e al ripetersi delle appena concluse buone intenzioni. Crediamo di non sbagliare, sarà tutto già visto e già sentito.
Nicea e Worms sono lontane e, né tra 1696 né tra 500 anni, nessuno ricorderà Roma e Glasgow 2021 le loro presunzioni e la loro retorica.

* Presidente Società Libera


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